I racconti qui raccolti sono tutti stati scritti da Monica Benassi

Questo racconto ha partecipato alla terza edizione del premio letterario

Ed è quindi stato pubblicato dalla  casa Editrice La Mandragora all’interno del terzo libro, presentato in collaborazione con l’Associazione  CR Cultura e Risorse  Onlus.

, .

 

Questo terzo libro,presentato al

 

raccoglie immagini e brani musicali ispirati alle sensazioni che il  mondo  marino  trasmette ai suoi appassionati e non nelle attività  subacquee

Il lago: una presenza a cui siamo abituati da sempre, almeno in Trentino. Ce ne sono 250, più o meno grandi. Meta di gite domenicali, di vacanze, scampagnate con gli amici, gite in barca e grigliate o pic-nic, quando si parla di fare immersioni al lago, la domanda che spesso si sente è sempre la stessa: ma cosa c'è da vedere? Abituati ai caldi mari tropicali, coloratissimi ed abbondanti di pesci quanto un acquario, effettivamente il lago appare come un ambiente freddo, buio, pericoloso e 'vuoto', privo quasi di vita e di possibilità di divertimento. La proposta di immersioni di questo tipo viene inizialmente 'giustificata' solo da corsi o allenamenti, per potersi gustare in tranquillità le ambite mete vacanziere, italiane o estere che siano. In realtà il lago non solo offre la possibilità di praticare economicamente lo sport che ci appassiona, evitandoci lunghe e costose trasferte e assenze da casa, ma offre uno splendido ambiente, molto suggestivo, e ottime possibilità di esercizio. A parte il fatto che ci si può tuffare tutto l'anno, perchè difficilmente risulta inaccessibile per le onde, a differenza del mare, che non si sa mai se si troverà mosso.

Il lago

Con questo scritto invece ho partecipato all’edizione precedente, la seconda, dello stesso premio, ma non ho avuto fortuna.

Ero sempre stata affascinata dalla subacquea. Avevo imparato a nuotare nei miei laghetti, ma non mi bastava; da brava curiosa, ma soprattutto da amante delle sfide volevo di più. Così tre anni fa mi sono decisa: approfittando di una vacanza mi sono brevettata. Non contenta dell'esperienza da 'turisti' ho approfondito questa passione, soprattuto qui, nel 'mio' lago di Garda. Ricordo la prima volta che mi preparavo all'immersione, temendo il freddo dopo le esperienze tropicali. Mi sono sentita a casa, nonostante il buio e la 'povertà' di fauna. Era come aver trovato l'uomo giusto: a chi piace solare, a chi tenebroso. Forse io non sapevo apprezzare la gioiosità del mare con i suoi mille colori e pesci. Ma quel paesaggio così lunare, da landa deserta, da film tipo Dario Argento, forse soddisfava la mia voglia di avventura e sfide, la necessità di uscire dagli schemi. Non c'è gusto a riuscire nelle cose facili. Lì mi nacque un pensiero: entro due anni volevo arrivare alla subacquea tecnica. Il cammino era lungo, la disciplina agli albori o quasi, e io ne sapevo poco, se non che desideravo essere in un certo senso una pioniera. Siccome sono una 'zuccona', tanto ho fatto, e stressato chi mi stava intorno, che alla fine non solo sono riuscita a fare i corsi che mi servivano, ma anche a conoscere, per caso, le persone 'giuste'.

Fantozzi alla riscossa (ovvero le prime immersioni in piscina!)

In ogni caso la prossima volta sarà Mirko a dovermi sopportare, così sviluppa la pazienza, e forse si decide a diventare istruttore (così può scegliere gli allievi handicappati da affidare agli ‘insegnanti di sostegno’).

Mirko, ignaro, non sa cosa lo aspetta, e parte tranquillo con le sue spiegazioni. Non essendoci la cintura dei pesi per me, risolve il problema infilando ‘qualche’ (per la precisione 10) pane di piombo nelle tasche del mio GAV. Ma a me piace giocare in acqua, in particolar modo fare capriole, così quando il mio perfetto assetto mi abbandona un momento, decido di recuperarlo con una delle mie solite capovolte. Sono sui quattro metri, e sul fondo ci sono gli altri che fanno esercizi, ma di sicuro non li disturbo. Non è che mi sono dimenticata, ma non mi sono ricordata, di alcuni dettagli: i piombi pesano, le tasche del gav  si possono aprire… Per farla breve: mi sono trovata a finire la capriola in superficie senza sapere come e perchè. Poi però lo scopro: ho fatto le prove per i bombardamenti in Kossovo con i piombi, ma non sono stata precisa, e ho mancato tutti gli obbiettivi . Non contento della mia dimostrazione Mirko, dopo aver prudentemente recuperato una cintura dei pesi, ci riprova: arriviamo nuovamente sui quattro metri. Sempre sopra gli sventurati che fanno esercizi sul fondo. Mirko simula un’ emergenza, ha finito l’ aria. Non è che voglio proprio lasciarlo annegare, non so ancora se lo merita. Diciamo che non abbiamo ripassato prima le procedure. Tanto io ancora una volta mi ritrovo non so perché in superficie, mentre gli vado incontro. Poi ricompare in superficie anche lui: o ha molto fiato (si allena cantando?), o è un’ erba cattiva. Fatto sta che scopro che tutto quel poco che ho imparato fin qui non è giusto, sono vecchie procedure cambiate. Intanto Mirko ha avuto modo di riflettere: la prossima volta sarà compito di Ciccio S. spiegarmi gli esercizi. Si vede che è un papà. Giobbe al confronto era impaziente. Solo che i risultati che davo per scontati (tenere la posizione corretta per gli esercizi di pivoting) perché già ottenuti in passato, non arrivano proprio. Mi vergogno molto e mi sento un po’ handicappata, specie quando chiama anche Marco per farmi confermare quel che non voglio accettare: le mie gambe non obbediscono, ma non è mica un disonore usare delle cavigliere! Ma porc… Ci riprovo la domenica nel Garda, e non ho problemi, ritorno in piscina giovedì, e non ci riesco: che sia la densità dell’ acqua col cloro. Non lo voglio scoprire: con qualche scusa, imbrogliando anche me stessa, non mi presento più in piscina, così non sono tutti costretti a sopportare le mie peripezie, con grave rischio per la loro incolumità psicofisica. Ma adesso attenti che sto per tornare! Esistono mute corazzate?

Tornata dalle vacanze entusiasta della subacquea, decido (lo stesso giorno che metto piede in città) di continuare anche a casa. Su suggerimento del mio ex istruttore Mao, mi rivolgo al negozio vicino a casa per avere il nome di un istruttore che mi insegni le basi della stagna (avevo forse 10 immersioni, ma ero già freddolosa nota). Approdo così a Ciccio Andrea il superimpegnato, che allora non sembrava così, e mi invita in piscina per una prova. Così mi faccio tanti nuovi amici. Dopo qualche tentativo di esercizi sul fondo della piscina, il ‘d-istruttore’ decide che è meglio tornare in superficie e fare due chiacchiere, per appurare se il brevetto l’ ho veramente vinto con qualche operazione a premi, o l’ ho proprio comperato.

Nove mesi di immersione e non hai ancora il brevetto?

Così titola la pubblicità di una agenzie che insegna ad andare sotto acqua con le bombole. Il poster riporta la pancia di una futura mamma, nella quale si distingue un nascituro.

In fondo è proprio così. Tutti noi abbiamo nove mesi di immersione, e poi siamo diventati 'animali terrestri'. Io però ho sempre avvertito una forte attrazione per l'acqua. Per anni ho sognato di avventure subacquee, sui racconti di papà, che aveva iniziato l'attività, quando ancora non era uno sport, negli anni '50. Ma ero sempre stata scoraggiata, perchè, mi diceva, è uno sport pericoloso e difficile, in cui è molto importante il fisico da marines. E forse era questo che mi attirava, anche. Così, nel '98, in occasione di vacanze all'estero, lui ha ritrovato un'antica passione, e non ha saputo resistere al richiamo offerto dal diving locale. E mi ha telefonato entusiasta, che era facile, e avrei potuto farlo anch'io. Siccome la settimana seguente ci saremmo 'alternati' in vacanza nello stesso posto, lasciò 'istruzioni', affinchè accogliessero la sua 'bambina' (di 30 anni passati, e con marito, ma questo, per i genitori non conta mai).

Vacanze d’ Egitto

Per farla breve sono partita: ufficialmente in vacanza col marito per rilassarmi, ma in fondo per fargli concorrenza e prendere lo stesso pezzo di plastica! Trascinare il marito in Egitto è stata, a dir poco un’ impresa titanica: lui, amante del verde e della montagna in mezzo a ‘quattro sassi e un po’ di sabbia’; lui che corre nei boschi, ma non sapeva nuotare, neanche galleggiare! Scegliamo accuratamente il posto: a Sharm el Sheikh, ma non a Naama Bay, un po’ in ‘periferia’ perché il mare è più bello, l’ albergo nuovissimo (con prezzo promozione), e non ci sono ‘distrazioni’, tanto gite non ne vogliamo fare. L’ intenzione e quella di dormire, rilassarsi (meglio se col negretto che ti porta le bibite fresce in spiaggia) … Insomma ci siamo capiti. Dopo qualche disguido per la partenza in ritardo, arriviamo (per fortuna di notte, così non ci siamo subito resi conto).  Ci vuole la mancia per avere dal cameriere la nostra chiave e andare a dormire (dopo la registrazione alla reception), e cediamo subito, vuoi per stanchezza, vuoi perché, paese che vai … mancia che dai. La mattina proviamo ad avere un caffè al bar: siamo formula all inclusive, e ci accontentiamo del Nescaffè, ma ce lo danno per non scontentarci, perché il caffè non è compreso. Appuriamo che non è compreso nulla, a parte i lavori in corso tutte le notti, 24 ore senz’acqua, e simili ‘cortesie’ (L’ albergo è in promozione perché non sono arrivati a finirlo!!!) Sorvoliamo, e proviamo a contattare il diving presso cui i miei hanno lasciato l’ attrezzatura: siamo in mezzo al deserto, i bus navetta sono UNO al giorno che non controlla se al ritorno manchi, e i taxi non sanno quale è la pista per riportarci a casa, ma questo lo sapremo più tardi. Il diving prescelto è The Crab di Bologna, facile da trovare, dove già conoscevo (non mi ricordo perché) uno dei responsabili, Franco, che mi sta aspettando. Prendiamo accordi, anche se non capisco perché per mio padre il corso è durato due mezze giornate, e per me è tutta la settimana, di meno proprio non si può: ma ho l’ aria così cretina, o sembro proprio un cadavere? Va be’, con gran disappunto del marito, mi iscrivo comunque. Devo essere al centro la mattina seguente per le 8.00, verrà a prendermi il pulmino in albergo. Sveglia alle 6.00 (ma non ero venuta per poltrire??), veloce colazione (si fa per dire, la cucina internazionale è troppo tipicamente locale per me, che mi becco subito un’ influenza intestinale con un febbrone da cavallo) e mi aspetta il pulmino. A parte una breve visitina al mare in serata equipaggiata come un palombaro, io ho studiato fino alle 17.00, alle 19.00 il pulman mi ha riportata a casa, dove, esausta (per l’ aria condizionata, non per il sole!), mi sono addormentata (invece che studiare) subito dopo cena (un karkadè gelato perché caldo non c’ è, e una spaccatina). Salto due giorni perché non sto in piedi, e riprendo anche se non ristabilita, con lo stesso ritmo, dalle 8.00 alle 19.00, con due immersioni al giorno. Adesso capisco perché mio papà ha detto che si arrivava stravolti (ho 40 minuti di strada sterrata tra il diving e l’ albergo). Ma che stanca non è il mare, ma raggiungere la spiaggia dal diving, con la muta indossata, perché, da brava freddolosa, ho scelto luglio per queste ferie, e sono 40 gradi all’ ombra la mattina quando arrivo, ma non sto bene, e ho il coraggio di girare (qualche volta) con le maniche lunghe per il  freddo. E poi l’ acqua è SOLO 26 gradi, e sono sempre io che segnalo che ho freddo e li faccio uscire tutti dall’acqua. Così mi scaldo camminando vestita fino a dove gli assistenti lasciano l’ attrezzatura per vestirsi. Con 14 kg di piombo addosso, la bombola sulle spalle e le ginocchia che tremano (per il peso o per la fame? Non l’ ho mai capito) arrivo come una foca al mare, cercando di scavalcare gli egiziani in spiaggia senza seppellirli, cadergli addosso… Tanto sono abituati, si mettono con le loro numerose famiglie proprio sul mio percorso, così devo anche fare slalom tra gli ombrelloni. Ma finalmente, quando l'’acqua mi lambisce le caviglie, spero che l'’attrezzatura pesi di meno! A parte il freddo, il mal di pancia… arriva il giorno dell’ esame, poi le vacanze saranno finite. Tutta una giornata sulla barca: ma lo sanno che soffro il mal di mare ancora prima di partire? Sì, ma se non mi metto al sole, devo credergli, con quella barca non sarà vero. Intanto non so neanche se il marito esiste ancora, lo vedo solo quando mi fa da infermiere. Ma quel giorno c’ è posto anche per lui in barca, e andiamo ‘insieme’. Solo che tra mal di mare (suo e mio) quiz, prepara e smonta l’ attrezzatura, fai le immersioni… chi l’ ha visto? Quando finalmente ho superato l’ esame, e gli istruttori mi chiedono cosa penso della subacquea, rispondo senza dubbi: ‘Bello sport, ma non fa per me. Giuro, non lo farò mai più!’ Ma chi me l’ ha fatto fare? E questa era una vacanza rilassante? Siamo tornati in due dall’ Egitto, con l’ intenzione di non metterci mai più piede (poverino). Tanto non siamo riusciti a partire col nostro volo: stavamo male, ed è partito lasciandoci lì un giorno ancora….

Poi sono andata in vacanza a Zanzibar, ed eccomi qui, a fare immersioni nel Garda all’ 8 dicembre, senza protestare e lamentarmi per il freddo!

Bel posto l’ Egitto. Io ci sono arrivata su consiglio della mia mamma, che ci era già stata, e si sa … la mamma è la mamma, e perciò ha sempre ragione! Il mio papà poi aveva finito di convincermi: con lui le vacanze erano sempre state speciali, e poi all’ epoca di Garibaldi (forse un po’ dopo, era il 1952 , ma questa è un’ altra storia) era stato subacqueo, un’ attività che mi aveva sempre affascinata, ma alla quale non mi ero mai nemmeno sognata di avvicinarmi, perché a sentir lui bisognava essere Superman (e, non per infierire, ma ai suoi tempi forse era anche un po’ vero). E in Egitto aveva provato di nuovo, ottenendo il brevetto Open, e decrivendomi il mare, i colori, la quantità di pesci, facendomi vedere le foto, in una parola facendomi gola. E poi era stato tutto facile, bellissimo, emozionante.

Acqua

Io mi sento acqua. Non solo per gli sport che da sempre mi affascinano e pratico, ma per le qualità e difetti di questo elemento, che mi assomigliano nella dolcezza, impulsività, impeto….

Pensateci. Il nostro corpo è costituito dal 90% di acqua. Forse per questo troviamo che l'acqua ha mille volte, un po' come noi. Da' e toglie, aiuta e distrugge, è imprevedibile e indomabile, collaborativa e ribelle, vitale o mortale, capricciosa ma assolutamente essenziale.

È giocosa come una sorgente di montagna; impetuosa come un torrente, cristallina come un lago, lenta e tranquilla come un fiume di pianura, giocosa e veloce come una cascata, colorata come il mare, potente come l'oceano, eterea come le nuvole. Magica quando riesce a far germogliare la vita, crudele quando la toglie. Soffice come una nuvola, dura come una spanciata in piscina, tagliente come il ghiaccio, che sa creare anche stalagmiti dalle forme levigate e rotondeggianti come si racconta che solo Mago Gelo sappia fare. Gelida come la neve, calda come l'abbraccio di un bagno caldo a fine giornata Ristoratrice come un tuffo in piscina, afosa come l'umidità delle calde notti d'estate. Accogliente come la condensa autunnale sui vetri, temibile come una grandinata. Ricca di pesci, come il mare, sterile e deserta come una cisterna. Irruente, come un fiume in piena, 'furba' da lavorarsi ai fianchi la roccia più dura. Meraviglioso architetto di grotte e caverne, o squadra demolitrice, senza pietà, sulle pareti di montagna come su qualunque argine. Adattabile e apparentemente senza forma propria, modella e scolpisce a suo piacimento, leviga anche gli spigoli più acuminati. Femminile come le maree, maschile come una salina. Protettiva come un mantello di neve, distruttiva come una grandinata, infida come il ghiaccio. È la ricchezza del Nilo che esonda, o la povertà del Po che tracima dagli argini. È pioggerellina sottile, temporale estivo, grandinata battente, nevicata ovattata, burrascoso oceano. Grigia come una giornata d'autunno, colorata come i mari tropicali, azzurra e cristallina come un lago, nera come un pozzo, marrone e torbida come il fango. È la potenza di un mare in tempesta, l'affetto di un'estate di vacanza, il calore di una famiglia in barca, protettiva come la pancia di una mamma, allegra come gli 'schizzi' dei bimbi, romantica come la pioggia sui vetri, triste come una giornata senza pesca, tragica come un'alluvione, imperiosa come una mareggiata. Rumorosa come la risata di un bambino, silenziosa come il mare d'inverno; rilassante come lo sciabordio delle onde, emozionante come una cascata; profonda come l'oceano, superficiale come una risaia. Inquinata da mal di pancia, pura come la neve. Forte di sapori, di vita, o insipida e sterile,  salata come le lacrime; curativa e lenitiva, ma insidiosa e piena di pericoli come i gorghi., pesante come un cappotto bagnato, leggera come gli astronauti sulla Luna. Docile come una diga, utile come una centrale idroelettrica, elettrica come una razza, forte come il vento, comoda come l'acqua corrente, avventurosa come il rafting; solitaria come una goccia, o di compagnia come un 'gavettone' estivo. Unica come un fiocco di neve, sempre uguale ma sempre diverso.

Dissetante come un bicchiere di acqua fresca, arida come quando si asciuga sulla pelle sotto il sole, secca come gocce perse tra le zolle di un terreno arido, magica come una prateria effimera nel deserto, un miraggio come un'oasi nel deserto.

Indescrivibile. Indefinibile, come noi. O perlomeno: io non ho una faccia prevalente, del mio carattere. Mi piacciono tutte. E sono tutte. Allora, andate avanti voi nella descrizione, perchè sono sicura che vi siete riconosciuti, e anche voi siete un po' 'acqua'.

Rispettatela, come pretendete rispetto, e imparate a conoscerla in tutta la sua bellezza. Non cadete nell'errore tipico di non vedere le bellezze di casa solo perchè sono sotto il naso, e quindi scontate.

L'acqua ha un vantaggio: in tutto il mondo è uguale, e la magia è anche sotto casa. L'acqua riconosce se stessa, e se anche mettete insieme quella di Lourdes con quella del Garda, alla fine non le distinguerete più. L'unica differenza che impedisce che si mescolino è tra dolce e salato. In Messico ho potuto constatarlo di persona: sembrava di mescolare lo sciroppo versato nell'acqua: un fenomeno che si chiama 'aloclino'. Un'altra magia dell'acqua. Un'altra storia.

 

Tempo fa ho seguito un corso 'reiki', e una delle prime domande che  mi è stata posta, era 'cosa sei?'. Mi ricordava i giochi dei bambini, quando si immaginano scimmiette, leprotti, e altri animali; un gioco che continua, più o meno inconsapevolmente, anche da grandi: quante volte diciamo 'sembri un pulcino', 'hai gli occhi da gatta o lo 'sguardo da cerbiatta'.

La mia risposta è arrivata talmente sicura da non sorprendere nessuno. Mi è stato contestato che col tempo avrei potuto cambiarla. Tutto è possibile, ma riflette bene quel che è il mio carattere da quando ho capito cosa significa questa parola, ed è tuttora valida.

 

 

Quando mai qualcuno mi ha convinta ad alzarmi presto al mattino? Troppa fatica, e poi, le ferie non sono fatte per dormire? No, il mare ha ormai conquistato il mio cuore ed i miei pensieri, per cui mi alzo prima che suoni la sveglia, per prepararmi ad una nuova immersione.

Com'è diverso l'oceano, dal mare a cui sono abituata.

Pesce balestra

Messico e cenotes

Arsiero

La vacanza in Messico, un 'ripiego' dopo il primo amore, che è stato Zanzibar, per stare con mio marito lontani dalla routine, ma senza troppe avventure, in un posto pieno di storia e natura, di cose da vedere, gite da fare e immersioni da provare.

Scelto per le piramidi, la giungla e i “cenote”, devo dire che questi ultimi mi hanno veramente conquistata, e non solo per l'ambiente dal quale sono circondati, che sembra quello di romanzi e film d'avventura, ma, ancora una volta, per la magia che hanno saputo trasmettermi.

SS.350: Valdastico, una delle tante strade di montagna, di quelle che ti fanno dimenticare il mal di mare, e rimpiangere di essere nato 'con le ruote'. Si prosegue per circa un chilometro dopo Scalini, verso Arsiero. Arrivati a Contra' di Pria si gira per un viottolo, si attraversa contrada Maglio, e si intravede il torrente che dà il nome alla valle. È pieno di gente che passa qui la domenica per un picnic familiare, con la sdraio, sole, ombra, radio, bimbi, adolescenti…. Ero un po' perplessa quando mi hanno proposto questa immersione: 1) come si fa ad immergersi in un torrente? Quelli che conosco io hanno l'acqua che arriva alle caviglie, al massimo la ginocchio

Questo ultimo racconto non ha a che fare con l’acqua, ma con lo spirito che comunque trovo nelle mie attività. Parla di Tex, un cavallo che mi ha dato l’anima e non ho saputo proteggere dalla cattiveria dell’uomo.

Tex

Amare vuol dire soffrire. Ora, più vicina ai quaranta che ai trenta anni, so che vuol dire anche vivere, ma a ventidue anni, dopo l'esperienza che sto per raccontarvi, volevo solo creare una corazza che tenesse lontane le emozioni, con quanto di buono implicano, solo per non stare male ancora.

Associazione sportiva femminile

Sede legale: Via Monte Calisio, 3

38014 Gardolo TN

Tel. 0461/825060  Fax. 0461/825426

Cod. Fisc.  96062050222

Racconti

Torna a home page...